Patroni della Diocesi

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Madonna del Popolo

(Venerata in Cattedrale)

 

 

 

 

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’immagine della Madonna del Popolo, venerata nella cappella omonima all’interno della Cattedrale, è costituita da un affresco su frammento di muro risalente alla prima metà del Cinquecento e attribuito a Bartolomeo Ramenghi detto il Bagnacavallo (1484-1542). Originariamente l’affresco si trovava sul piccolo altare della famiglia Bargellini a sua volta addossato alla controfacciata a mano destra del portale d’ingresso.

            Pare che il culto vero e proprio da parte dei fedeli abbia avuto origine nel 1571, dopo che un incendio, scoppiato nella cattedrale, aveva lasciato indenne l’immagine. Scomparso l’altare nei lavori di restauro e ristrutturazione del 1572, non solo non diminuì la devozione, ma per il crescente flusso dei fedeli, che appendevano attorno alla sacra immagine cuori d’argento e altri oggetti preziosi, fu deciso dal vescovo Camillo Gualandi, nel 1591, il trasferimento della stessa sull’altare dell’Annunciazione (effettuato poi nel 1593).   

            Nel 1599 la Madonna venne chiamata con il titolo di Madonna del Popolo dal padre cappuccino Girolamo Paolucci de’Calboli da Forlì, venuto a predicare la quaresima. Lo stesso anno, in data 20 marzo, Clemente VIII concesse l’indulgenza plenaria a chi avesse visitato la cappella della Madonna del Popolo nell’ottava di Pasqua (in seguito la festa liturgica è stata spostata alla II domenica dopo Pasqua) e nel giorno della Natività (8 settembre). Poco dopo la Madonna fu dichiarata patrona della città e diocesi (18 aprile 1599).

            Nel 1608 venne fondata la Compagnia della Madonna del Popolo con lo scopo di tener viva nel cuore dei cesenati la devozione della celeste patrona. A favore dei suoi iscritti, papa Paolo V, con breve 13 febbraio 1609, concesse l’indulgenza plenaria (nel giorno del loro ingresso nella compagnia; in punto di loro morte con l’invocazione del nome di Gesù; nella domenica in albis con una visita alla cattedrale) e altre indulgenze parziali.

            Nel 1618 la Madonna fu portata sull’altare maggiore e nel 1683 nella nuova cappella fatta costruire dal cardinale Francesco Albizzi. Nel 1709 fu riportata nel coro per poi fare ritorno nel 1725 nella sua cappella.

            Con l’accumulo di offerte e di beni patrimoniali la compagnia, oltre a zelare il culto della Madonna, si adoperò per ingrandire, abbellire e decorare la primitiva cappella. Dal 1746 al 1750 la stessa fu sopraelevata e dotata di cupola dall’architetto Pietro Carlo Borboni; nel 1750-1751 la stessa cupola venne decorata da Corrado Giaquinto con affreschi rappresentanti la Genealogia della Vergine; dal 1753 al 1759 i muri laterali furono ricoperti di fini marmi policromi dal marmista Giovanni Fabbri di S. Ippolito di Fossombrone, su disegno di Pietro Martinetti di Ravenna.

            Il 3 giugno 1782 la Madonna del Popolo venne solennemente incoronata dal papa cesenate Pio VI. L’altissimo omaggio del pontefice costituì pure un ringraziamento per le moltissime grazie straordinarie che i cesenati erano venuti ricevendo nell’arco dei tempi grazie all’intercessione della Vergine. Assecondando inoltre il desiderio del vescovo, del clero, delle autorità e della gente tutta, il papa concesse l’ufficio e la messa propria in onore della Madonna fissandone in maniera definitiva la festa liturgica alla seconda domenica dopo Pasqua (24 giungo 1782). L’anno successivo la cattedrale stessa fu ornata del privilegio dell’indulgenza quotidiana perpetua per tutti coloro che l’avessero visitata, applicabile anche per i defunti (9 luglio 1783).

            Nel 1797 la Compagnia della Madonna del Popolo fu soppressa dai rivoluzionari francesi ed i suoi beni confiscati. Dopo la soppressione il culto venne gestito direttamente dai canonici. Quando i tempi lo consentirono, la compagnia rinacque come pia unione, mantenendosi nell’ambito strettamente devozionale (raccolta di offerte per sostenere le spese di culto e per la celebrazione di messe a favore degli iscritti sia vivi sia defunti).

            Il culto della Madonna del Popolo è stato diffuso da stampe di vario genere (xilografie, stampe, manifesti, locandine, santini), dalla edizione di novene e manuali di preghiera, dalla emanazione di lettere pastorali e dalla pubblicazione di numeri unici. Nella seconda metà del Settecento, abbastanza spesso, sono stati pure messi in scena per la festività liturgica oratori sacri appositamente commissionati dalla compagnia. Nel Novecento, con la nascita e la diffusione del settimanale diocesano, ogni anno è stato dato ampio risalto ai riti preparatori e liturgici della festa. Particolarmente officiate le ricorrenze centenarie del 1882, 1932 e 1982.

            In preparazione al bicentenario dell’incoronazione (1782-1982) una riproduzione della Madonna del Popolo è stata solennemente incoronata da Giovanni Paolo II in Vaticano alla presenza del vescovo Luigi Amaducci e di un folto gruppo di pellegrini cesenati (19 aprile 1980). Di parrocchia in parrocchia la cara effigie ha fatto il giro della diocesi per ringraziare la Vergine della protezione concessa a Cesena e per continuare a chiedere la sua intercessione presso Dio.

            Nel 1986 davanti all’immagine della Madonna del Popolo ha sostato in preghiera Giovanni Paolo II, pellegrino apostolico in Romagna (8 maggio).


 

(cupola della cappella della Madonna del Popolo, in Cattedrale, dipinta da C. Giaquinto) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Canto alla Madonna del Popolo (descrizione della cupola della cappella, in Duomo),

del can. Francesco de' conti Aguselli di Cesena (anno 1752)