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San Mauro Vescovo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VICENDE  DELLE  RELIQUIE  DI  SAN  MAURO  VESCOVO  DI  CESENA

del sacerdote cesenate don Leo Bagnoli

 

Alcune decenni addietro, allo scopo di preparare degnamente i Cesenati al Concilio Ecumenico e per inaugurare solennemente in Cattedrale la nuova urna del Santo, le reliquie di S. Mauro, Vescovo di Cesena, sono state portate processionalmente per le vie della città, iniziando dal Santuario del Monte, il luogo santificato dalle sue preghiere e penitenze. La vita di S. Mauro, Vescovo di Cesena, venne scritta dal Dottore della Chiesa San Pier Damiani, fra gli anni 1031 e 1053, secondo gli storici più provveduti.

La vita di San Mauro, fu studiata nella nostra regione dal celebre Mons. Francesco Lanzoni di Faenza, da Don Leonardo Novelli, monaco benedettino cesenate, e dal sacerdote Don Pietro Burchi pure cesenate. Quest’ultimo colloca la morte di San Mauro fra il 940 e il 945, cioè quasi a metà del secolo X.

San Pier Damiani, il quale scriveva a circa cento anni di distanza, ci fa sapere che San Mauro fu sepolto in una arca di sasso, situata presso una chiesa o piccola basilica, eretta dal Santo stesso sul Colle Spaziano (il Monte) e che l'arca sepolcrale giacque in quel luogo per molto tempo, prima di esser trasferita entro la chiesa. Durante questo tempo essa rimase coperta di terra quasi interamente, sicché la sommità appena sporgeva.

Un avvenimento prodigioso accaduto sopra quell'arca, manifestò inopinatamente la gloria del Vescovo ivi sepolto. In forza di questo miracolo la gente cominciò a venerare la tomba di San Mauro. Il primo miracolo fu seguito da un secondo. Cominciarono devoti pellegrinaggi.

Miracoli si succedettero a miracoli.

Finalmente, crescendo la fama delle opere portentose, i vescovi delle città vicine si raccolsero sul «Monte»,  dissotterrarono l'arca di Mauro e, bucata la parete del Tempio, processionalmente, al  canto dei sacri la portarono all’interno e la collocarono fra l'abside e l'altare. Così, testualmente, narra S. Pier Damiani.

Da quell' epoca San Mauro cominciò ad essere annoverato fra i particolari patroni celesti di Cesena, assieme a Giovanni Battista, antico titolare della Cattedrale e a San Severo Vescovo.

 

Ritrovamento del corpo di San Mauro

Il culto verso le reliquie di San Mauro, dopo un' epoca di splendore e procedendo i tempi, decadde grandemente, fino quasi ad essere dimenticato il luogo del suo sepolcro nella Basilica del Monte. Forse questo fatto si spiega col giungere della Statua della Vergine che trovavasi a Montereale fino al 1318. Il culto della Vergine oscurò, in altri termini, ogni altra devozione.

Fu verso la metà del secolo XV che si ritornò ad onorare S. Mauro, le cui reliquie fino allora neglette vennero rimesse in luce ed onore, talmente che si parlò come di un «retrovamento ».

Di questo ringiovanimento parla due volte il cronista cesenate Giuliano Fantaguzzi nella sua opera manoscritta, più tardi intitolata «Caos». Il Fantaguzzi che era nato nel 1453 e morì nel 1521 o poco dopo, usa uno stile involuto, strano, non facile a comprendersi rettamente. In ogni modo i due brani che riguardano il ritrovamento del corpo di San Mauro, fusi insieme ed esposti in linguaggio semplice potrebbero rendersi così: di San Mauro «fu retrovato el corpo suo santo intiero» Vescovo di Cesena, che si trovava da molto tempo nella chiesa di Santa Maria del Monte; lo dimostra il suo sepolcro di marmo, con iscrizione in lettere romane che fu rinvenuto «in questi tempi» e cioè molto prima del 1470. A cagione delle guerre, che lo esponevano al pericolo di essere profanato, tale corpo levato dal sarcofago, che rimase al Monte, fu portato a Cesena, dentro alla Murata e precisamente nella Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Evangelista. Anche di qui però, dopo qualche tempo, fu tolto e trasferito nella nuova cattedrale di San Giovanni Battista, nella quale erano stati preparati, nel frattempo, una cappella e un altare adatto. Quest’ultima traslazione avvenne l'anno 1470. Al Monte restò un piede, nella chiesa di San Giovanni Evangelista un braccio, che in seguito (ma sempre prima del 1470) fu unito al resto del Corpo. Un dito andò a finire a Ravenna. Nel Duomo, S. Mauro fu messo in un sepolcro nuovo munito di inferriata per tenerlo al sicuro e gli si cominciò a tributare pubblico culto.

(Così Fantaguzzi nel suo «Caos», presso la Biblioteca Malatestiana 164, 64, pag. 241. )

 

Dal 1470 in poi il corpo di San Mauro restò in Cattedrale in somma venerazione. Ma non nel medesimo altare, poiché ebbe varie collocazioni. Nel secolo XVII a cura della Comunità Cesenate gli fu decretata la bella urna in rame dorato che tutti, fino ad oggi, abbiamo conosciuto.

Varie furono le ricognizioni del corpo, l'ultima delle quali avvenne nel 1889 sotto il Vescovo Vespignani. Furono però ricognizioni approssimative, compiute con criteri devozionali e null'altro.

 

La recente ricognizione delle ossa del Santo

S. E. Mons. Augusto Gianfranceschi, lo zelantissimo Vescovo nostro, fin dai primi giorni della sua venuta a Cesena, propose a se stesso fermamente di far rifiorire il culto di S. Mauro.

In suo onore il Presule fece costruire la nuova bella e originalissima cripta in Cattedrale, dove, dietro all'altare, venne collocata l'urna in rame di San Mauro. Inoltre la piccola abside della cripta, sempre per sua cura, è stata rivestita di preziosi mosaici d'oro.

Ma allo scopo di mettere in maggiore risalto e venerazione il Corpo del Santo, ha voluto sostituire l'antica e artistica urna del 1600, con una nuova in vetro plastificato (plexigas). In tal modo il corpo del Santo, rivestito dei paramenti pontificali e munito di una maschera d'argento, può essere ammirato.

La nuova urna è stata disegnata dall'architetto Ferdinando Forlati, il restauratore del Duomo, e costruita da artigiani veneziani e locali mentre il volto d'argento è stato modellato dallo scultore Babini di Faenza.

Prima però di trasferire le reliquie del Santo nel nuovo sarcofago, Mons. Vescovo decise di procedere alla ricognizione canonica di queste, seguendo una prassi moderna, oggi usata in circostanze del genere. La ricognizione è avvenuta il 6 giugno 1962 presso il Monastero delle Monache Benedettine, le quali hanno curato nel frattempo la custodia del sacro deposito. Erano presenti alla ricognizione mons. Vescovo, il prof. Leonida Cenciotti, Primario  del Laboratorio di Analisi del nostro ospedale Bufalini, il dotto Sergio Bondi pure del nostro Ospedale, Mons Alessandro Tonti, benemerito Parroco della Cattedrale e consultore diocesano per l'arte sacra, il Canonico Silvio Bersani direttore dell' Ufficio amministrativo della Curia e Segretario del Capitolo, il Canonico Marino Fabbri Cancelliere vescovile, Don Mario Zavalloni, Sacrista della Cattedrale ed il sottoscritto Arcidiacono del Capitolo Cattedrale.

Aperta una modesta cassetta di abete verniciata all'esterno (30x50) di fattura recente (forse del 1889), si ci trovò di fronte ad un cumulo confuso di ossa umane. Fra queste si notano tracce di terriccio e qualche elemento estraneo. Il Prof. Cenciotti e il dotto Bondi hanno pazientemente

ricostruito nella forma naturale uno scheletro completo, incominciando dal cranio. Lo scheletro risultò in buono stato di conservazione, di un colorito chiaro e ben distinguibile. Mancava solamente qualche piccolo frammento degli arti superiori e inferiori, andati distrutti dal tempo, e le ossa di un piede. E' questo evidentemente il corpo «intiero» di cui parla il Fantaguzzi nel suo «Caos» nell' anno 1470.

Seguitando la ricognizione canonica ci si è trovati in presenza di un certo numero di ossa appartenenti ad un secondo corpo,  all'apparenza di data molto più antica. Ossa queste mancanti del cranio e di molte altre parti, di un colorito assai scuro e in stato di grande deterioramento. Come mai questo secondo corpo? Non si possono fare che delle semplici supposizioni. Il sarcofago di marmo greco in cui fu collocato San Mauro è quello che attualmente vediamo servire come altare nella Cripta di S. Maria del Monte e in verità è abbastanza capace. Questo sarcofago che gli storici ben conoscono ed hanno ripetutamente studiato, appartiene alla epoca Augustea e fu originariamente di una certa famiglia pagana dei Marcelli e porta ancora la seguente chiara iscrizione: «Seia. T. F. Marcellina Sibi et Vibennio Marcellino, filio, viva posit. Quod potuit et voluit».

Ecco allora alcune considerazioni. Non potevano ancora esserci i corpi dei proprietari. Al momento della morte di S. Mauro era trascorso quasi un millennio. Erano passati i moltissimi barbari violatori noti di tombe. Si erano succedute guerre e invasioni e l'arca non dovette restarne indenne. In più essa porta alcuni cenni di cerniere che la dicono nel frattempo usata per servizi profani. E' difficile perciò immaginare che ospitasse altre ossa. In più ci rifiutiamo di pensare che al momento della tumulazione del Vescovo San Mauro, si lasciassero al loro posto. E' probabile invece che nel lungo periodo del Medio Evo in cui la Tomba fu quasi negletta e dimenticata, fosse introdotto un secondo corpo, volutamente o in seguito a qualche manomissione accaduta in tempi di guerra.

Ancora: nell' urna furono collocati i resti di qualche personaggio a scopo devozionale in separato deposito, resti che col passare dei secoli si sarebbero mescolati assieme?

Come si vede navighiamo nella incertezza e nel mare aperto delle congetture.

Ad ogni buon conto il Vescovo nostro, con decisione sapiente nella nuova urna di vetro ha voluto che sotto la testa dello scheletro ritenuto da lunghissimi secoli per quello di San Mauro, fossero collocate in apposito cuscino anche le altre ossa che sono state rinvenute e che assieme hanno

giaciuto per così ampio arco di tempo.

E così che dire delle reliquie dì S. Mauro che si conservano nella Basilica del Monte? Lassù in una piccola e modesta urna di legno vediamo un piede e una calotta cranica.

Intorno al piede nessuna questione poiché, come abbiamo visto, nel 1470 fu lasciato intenzionalmente ai Monaci Benedettini. Ma la “testa”? A mio parere la questione si può risolvere in questo modo. Nel 1470 all'atto del rinvenimento del corpo di S. Mauro, intorno a cui si riferisce il

Fantaguzzi, ci si trovò davanti al duplice deposito di ossa esattamente come ci siamo trovati noi oggi. Anche allora si fu d'avviso che i resti di San Mauro erano quelli del corpo intero. Nel dubbio però di una indiscussa identificazione, i monaci stessi desiderarono trattenere la testa del secondo scheletro. Questa non doveva forse essere messa in venerazione. Lo si fece in un secondo tempo in forma discreta e dubitativa? Possiamo infatti affermare che ciò è avvenuto fino ad oggi. E' noto a tutti che al Monte le reliquie di San Mauro vengono esposte al culto solamente rare volte.

A questo punto qualcuno ha voluto osservare: perché non siete ricorsi onde avere maggiori indicazioni agli accorgimenti della scienza moderna che attraverso i raggi infrarossi o isotopi radioattivi riesce a stabilire con una certa approssimazione l'età di uno scheletro? La cosa era possibile ma non facile nella nostra piccola città. Bisognava inviare i reperti umani altrove con un certo incomodo. Non è però da escludersi che questo lo si possa fare in un prossimo avvenire. In ogni caso, ripetiamo che si può stare tranquilli, dal momento che Mons. Augusto Gianfranceschi ha mantenuto nell'urna entrambi i corpi.

Per dovere di cronaca riferiamo che lo scheletro completo ritenuto di San.Mauro per secolare venerazione, è stato dai sullodati medici non solo accuratamente ricomposto ma ha anche subìto un trattamento per una migliore conservazione.

Il tutto è stato poi “ingabbiato” in una specie di armatura metallica ad opera del Sacerdote cesenate Don Galileo Macori. Indi il Capo è stato ricoperto con relativa maschera d'argento. I resti del secondo scheletro invece sono stati collocati in un piccolo involucro, come abbiamo già detto, alla base della testa di S. Mauro.

Sulla bella e luminosa nuova urna si poteva perciò incidere ancora l' iscrizione che, secondo quanto riferisce un cronista cesenate del secolo XVI si trovava scolpita sulla facciata (forse posticcia e in gesso), dell'antico sarcofago:

Hic manet antistes tumulatus marmore sanctus / Fulgidus, insignis, memorandus, nomime Maurus.